Il mio ricordo di Don Peppino Diana

Ho un ricordo molto lucido dell’assassinio di Don Peppino Diana. Era il 19 marzo del 1994 e l’eco dell’omicidio di chiaro stampo camorristico arrivò subito a Marcianise. Mi trovavo all’interno della sede dell’associazione Agorà in Piazza Umberto I e fui avvisato da un amico. Ebbi la stessa amara sensazione che avevo già provato quando appresi la notizia delle stragi che provocarono la morte dei giudici Falcone e Borsellino. Allora, a dispetto dei dubbi insinuati ai giorni nostri, noi eravamo pienamente convinti del fatto che quel giovane prete era stato assassinato per la sua battaglia contro la cultura mafiosa dei casalesi. Appendemmo fuori della sede associativa, frequentata da moltissimi giovani, un drappo nero per testimoniare la nostra partecipazione civica ed il nostro sdegno contro la camorra ed il barbaro omicidio.
Don Peppino fu ucciso alle 7.30 di mattina all’interno della sagrestia della chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe, due killer del clan De Falco lo freddarono con due colpi alla testa, uno in faccia ed uno alla mano. Ricordo che fu organizzata una grossa manifestazione a Casal di Principe in occasione dei funerali. Io vi partecipai in quanto membro della direzione provinciale della Sinistra Giovanile di Terra di Lavoro, l’organizzazione dei giovani del Pds. Sfilammo per le vie di Casale assieme al mondo giovanile ed associativo provenienti da tutta la regione, e non solo. Ricordo centinaia di ragazzi scout (Don Peppino era una guida dell’Agesci) che inondarono la cittadina casertana con le loro camicie azzurre e i pantaloni corti. C’erano molte personalità civili e militari e la chiesa locale al completo: il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro, il vescovo di Aversa e quello di Acerra Antonio Riboldi. Sfilammo per tutta la città, senza bandiere. Al nostro passaggio dai balconi delle case si srotolavano lenzuoli bianchi. Quando passavamo davanti alle case dei boss il gruppo dei manifestanti si fermava e urlava tutto il proprio dolore. Ho partecipato a centinaia di manifestazioni ma non ricordo di aver mai avvertito tanta tensione e indignazione da parte della gente come in quell’occasione.
Quando fui investito della carica di assessore, mi chiesi subito cosa potevo fare per onorare la memoria di Don Diana anche nella mia città. L’occasione mi venne quando organizzai la presentazione del libro del giornalista Raffaele Sardo dedicato alla memoria del parroco ucciso dalla camorra: “E’ marzo, la primavera sta per arrivare. Don Peppino Diana ucciso per amore del suo popolo”. Lo presentammo nell’Itis “G. Ferraris” di Marcianise insieme al presidente di Agrorinasce Gianni Allucci e il preside Paolo Tutore. Fu un momento molto toccante che ancora oggi ricordo con commozione. Ricordo anche che, nonostante la cosa fu ampiamente pubblicizzata sui giornali e con manifesti, non trovai nessun rappresentante del clero marcianisano.

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