Gomorra: quando il terrore fa ridere…

Gomorra, il film

Quando piano piano la sala 9 del Cinepolis di Marcianise si cominciava a riempire ho pensato: chissà come reagiranno le persone a qusto film? Era da tempo che non vedevo una sala piena di lunedì. Le premesse c’erano tutte visto che il film “Gomorra” di Matteo Garrone trae ispirazione dal noto best seller dello scrittore Roberto Saviano che ha venduto più di un milione di copie. La curiosità, però, era anche un’altra: saprà il film trasmettere lo smarrimento ed il terrore che il libro evoca dalle sue pagine?
A questa seconda domanda la risposta è stata affermativa. Conoscevo Garrone dal film “L’imbalsamatore”, e mi era piaciuta la capacità di trasmettere la perdizione del sottoproletariato urbano. Anche in questo film ho ritrovato quelle sensazioni. Gli attori, quasi tutti esordienti, erano persone vere che recitavano la parte della loro vita, quella vera. Sono veri gli aspiranti adolescenti killer, veri i ragazzi delle Vele di Secondigliano, veri i lerci camorristi dei Mazzoni.
Gli unici attori professionisti, Toni Servillo e Gianfelice Imparato, interpretano magistralmente il loro ruolo. Stucchevole la rappresentazione che Servillo dà del suo personaggio. Un trafficante di rifiuti tossici senza scrupoli di cui il ragazzo che rappresenta l’anima del riscatto del Sud, di Napoli, della Campania, dà una descrizione efficace: “Per salvare il lavoro di una famiglia di Venezia, ne distruggi una a Mondragone”.
Quello che non sono riuscito a comprendere è come fosse possibile ridere del terrore che transumava dal film. Il pubblico, infatti, rideva di alcuni personaggi senza compredere la tragedia che si stava consumando davanti ai loro occhi. Alcuni personaggi facevano delle battute, anche comiche, ma che nel contesto della storia assumevano un significato assolutamente drammatico. Forse il pubblico cercava disperatamente una via di fuga da quella tragedia quotidiana raccontata dal film che sembra lontana e che, invece, è così assurdamente vincina a noi. E se la crudeltà di alcune scene potrebbe portare a pensare che si tratti in realtà di finzione cinematografica, il dubbio svanisce quando il Servillo trafficante dice all’industriale veneto che i rifiuti tossici andranno nelle discariche di Marcianise. Lì il pubblico capisce che non c’è via di scampo perchè si sta parlando proprio di loro ed infatti ammutolisce.  
Il film potrebbe finire così come è cominciato: la violenza di un’esecuzione camorristica con il sottofondo di una “romantica” canzone neomelodica. Il contrasto che Garrone riesce a creare è lampante: non c’è niente da cantare quando si uccide. Un contrasto che dà fastidio. Forse il regista e gli sceneggiatori hanno voluto trasmettere un monito ben preciso: questa assurda contraddizione di un popolo che canta invece di indignarsi per quel che accade è fuori luogo e fuori dal tempo.

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11 Risposte

  1. aiuto aiuto scrive:

    Aiutateci !

  2. sara scrive:

    il film e’ fatto benissimo,ma oltre al fatto di buttare ancora fango sulle nostre citta’ ed esaltare questi personaggi malavitosi,non capisco a cos’altro possa servire……………

  3. raffaela scrive:

    Mi fa ridere questo suo accoramento ai temi desritti nel libro e poi nel film. Lei era un amministratore locale all’epoca dei fatti e pur non essendo assessore all’ambiente e all’ecologia, se avesse avuto un minimo di coscienza ecologica avrebbe dovuto sollecitare i responsabili intendo le guardie provinciali dell’ARPAC a vigilare quotidianamente perchè non avvenissero gli scempi. Invece lei ha taciuto, come me e come tanti altri che pur vedendo le loro campagne andare in rovina, non hanno mosso un dito!!!!!!! Parlo con cognizione di causa perchè, avendo la buonanima di mio padre un mogio di terreno in località “Pero” (dopo il passaggio a livello di Airola per intenderci) che da tempo abbiamo dato in affitto,un giorno presa da nostalgia mi volevo recare nella zona per constatare l’attuale stato dei luoghi. Ho dovuto desistere dal mio proposito. La strada era tutta un avallamento e siccome da poco era piovuto si era formato un fossato i cui argini erano alte sponde formate da ogni genere di rifiuti. Ho dovuto fare inversione di marcia e andare via perchè non avendo un trattore nè un fuoristrada con quattro ruote motrici c’era il rischio di rompere un semiasse. Che delusione!!!! La nostra povera campagna ridotta inquello stato!! E dire che per quel moggio di terreno continuo puntualmente ogni anno a pagare 80 Euro di ICI.

  4. Sincera, sarò franco a me il suo pregiudizio non fa ridere, fa pena. Ho fatto l’assessore per un anno e mezzo, e lei, da buon meridionale, pur di dare la colpa a qualcuno la vorrebbe dare a me. Se avesse visto il film, mi auguro lo faccia presto, si renderà conto che i rifiuti tossici sono stati portati nelle nostre terre dai camorristi su mandato degli industriali del nord, ma con la compiacenza dei contadini che, evidentemente, vedevano più remunerativo lo scarico piuttosto che coltivare la terra.
    Se, invece, avesse voglia di approfondire la biografia le posso suggerire di partire dalle denunce da me fatte in tempi non sospetti da consigliere di maggioranza prima che comitati e associazioni si organizzassero: Legga quì http://www.alessandrotartaglione.com/?p=40.

    Con simpatia

  5. andrea c. scrive:

    rispondo a sara. a cosa serve il film di garrone e, aggiungo, il libro di saviano? credo che serva come può servire un buon caffè al mattino….

    un saluto ad alessandro tartaglione che, vedo, ha fatto molta strada da quando lo conobbi al servizio militare nella reggia di caserta. ciao alessà.

    andrea c.

  6. Lucy scrive:

    Vorrei rispondere a Sara.Non si tratta affatto di “esaltazione”, perchè alla fine non si parla del vantaggio di essere dei potenti camorristi.Piuttosto, il libro di Saviano, e di conseguenza il film, hanno voluto trasmettere un messaggio ben preciso: in un quartiere povero come Scampia,la camorra fa da padrona indiscussa perchè lo Stato è assente. Invece la camorra è una grande famiglia, che non dimentica,non lascia mai soli e si occupa di tutti coloro che in qualche modo hanno avuto contatti con essa.E’ uno “stato nello Stato”, probabilmente però, più organizzato e meglio rispettato.

  7. Ciao Andrea. Conservo con immenso affetto il ricordo di quel periodo e di te. Quando posso offrirti un pranzo, una cena, un caffè?

    Grazie per i complimenti….

  8. francesco t scrive:

    per sara e per chi si chiede certe cose:
    a volte un film un libro fanno capire la realtà in cui si vive, meglio che dalle sensazioni che si percepiscono vivendola. Molti non hanno spirito critico vivono di abitudini e pensano che la relata in cui vivono sia normale, pensano che non si possa fare nulla per cambiarla, e la cosa più bruttano pensano che non sia tanto grave.

  9. andrea c. scrive:

    continuo il pensiero di francesco. qualcuno aveva detto una frase che più o meno suonava così: la cosa più brutta non è togliere delle cose a un popolo ma quella di fargli credere che senza quelle cose si può vivere lo stesso.
    ragazzi, la normalità a cui ci stiamo abituando è fatta di privazione del vivere civile che purtroppo a volte ci sembra che ci possa andar bene. è un pò il tirare a campare a cui ci siamo abituati.
    ma non vorrei fare demagogia e esprimere pensieri banali. scusate se l’ho fatto .
    un saluto a tutti

    andrea c.

  10. MRosaria scrive:

    Sono stata ieri a vedere il film…che tristezza… sapere che la nostra vita è in mano a gente che per me conta poco o niente ma nessuno osa ribellarsi perchè si ha paura… ecco… questo film mi ha suscitato una forte TRISTEZZA, RABBIA, VERGOGNA!!!!….
    e poi rispondo a SARA…. spero che questo film serva a farci svegliare…. non possiamo e non dobbiamo essere governati dallla camorra!!!….. che ognuno si assuma le proprie responsabilità… si rimbocchi le maniche e inizi a fare qualcosa per questa città… ma soprattutto per noi giovani… che per vivere onestamente e per non strisciare ai piedi di nessuno siamo costretti ad andare via!!!!!

  1. 22 maggio 2008

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