Piccola storia di disoccupazione e di resilienza

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“Il vento non spezza un albero che sa piegarsi” [proverbio africano]. Ho di recente letto su Huffington Post un articolo che narrava di una giornalista americana che è riuscita a risparmiare circa 23mila dollari in un anno eliminando le spese superflue. Qualche giorno prima di leggere questo articolo avevo incontrato un mio vecchio amico che mi raccontava la sua attuale condizione di disoccupato e di come avesse completamente cambiato stile di vita. Prima di perderlo faceva un lavoro qualificato e guadagnava molto bene. Gran parte di quello che introitava, mi ha spiegato, lo spendeva per mantenere uno stile di vita “adeguato” al suo status sociale. Poi la mobilità e la nuova condizione di disoccupato lo hanno costretto a riorganizzare completamente la sua vita: via l’auto e la moto, via la tv a pagamento, niente più ristoranti e pizzerie. Ora spende pochissimo, giusto le bollette strettamente necessarie e il cibo per nutrirsi. Approfitta dei numerosi eventi culturali e musicali gratuiti in giro per la provincia, fa tantissimo sport e si sposta solo con la bicicletta o a piedi. Mi ha rivelato che la sua qualità della vita è notevolmente migliorata e ha trovato giovamento anche in piccoli lavori, che ogni tanto si procura, che prima considerava “umili” e che, invece, oggi trova molto rilassanti. Gli ho augurato, ovviamente, di reinserirsi presto nel mondo del lavoro ma la sua esperienza dimostra che molto, forse troppo, di quello che consumiamo è superfluo e che dovremmo dedicare un po’ della nostra vita a cose che ci fanno stare davvero bene. Ma l’insegnamento più importante di questa storia è che dopo un evento traumatico, in questo caso la perdita di un lavoro, è importante sempre trovare stimoli e risorse interiori per ricomporre la propria esistenza e ritornare presto a sorridere. 

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