La delusione Serracchiani

Ci ha abbandonato anche lei. Debora Serracchiani ci aveva commosso con la sua elezione. Da segretario provinciale di una piccola provincia ad europarlamentare racimolando migliaia di preferenze tanto da battere persino Berlusconi e Bossi nella circoscrizione del Nord Est. Lei, mia coetanea, sembrava potesse rappresentare una speranza per quelli della nostra generazione che hanno passato una vita nel partito aspettando il loro turno con pazienza fino ad approdare ad un ruolo di primo piano nella politica nazionale. Senza cooptazioni, ma guadagnandosi sul campo il consenso, voto dopo voto come i nostri vecchi dirigenti del Pci ci hanno insegnato. Cattivi maestri, perché poi, quando si è trattato di lasciare spazi alle nuove leve si è diventati avidi e decisi a mantenere ogni postazione approfittando delle rendite di posizione e dei meccanismi di potere consolidato.
Debora rappresentava il riscatto per tutti noi fino a quando l’altro giorno ha deciso la via facile dello schierarsi da un parte piuttosto che intraprendere quella più coraggiosa, e quindi rischiosa, di provare una “terza via”. Ora ha lasciato orfani quelli che avevano auspicato una sua candidatura, ma non solo. Lo ha fatto con un intervista che ha sgonfiato un mito, o forse dovrei dire una speranza. L’infatuazione spesso è accompagnata da delusione. Ma io sono fatto così: mi piacciono i miti e le passioni.

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