Quella volta in cui mio padre mi fece capire l’importanza del lavoro

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Non so quanto ne fosse consapevole, ma mio padre aveva un metodo educativo che nel tempo si è rivelato molto efficace ai fini della comprensione dell’importanza del lavoro. Avevo undici anni quando, non appena iniziarono le vacanze scolastiche estive, mentre io stavo già pregustando il dolce far niente, le partite a pallone e le passeggiate in bicicletta con gli amici, mio padre senza avvertirmi mi accompagnò da un barbiere, non per farmi i capelli (quelli me li tagliava mio zio Pietro), ma per diventare il “guaglione” di bottega. Protestai per questa decisione ma non servì a nulla. “Non ti voglio per strada o fuori al bar a far nulla” mi disse. Feci un mese di lavoro: ripulivo il pavimento dai capelli, passavo gli strumenti al “masto” e andavo a prendere il caffè al bar per i clienti. Una volta ho fatto anche da assistente mentre l’aiuto barbiere faceva la barba ad un defunto. Mi ricordo persino la paga, che fu la prima in vita mia: 1.250 lire a settimana. L’anno successivo, con la stessa impostazione, mio padre mi portò a fare il ragazzo da un nostro parente gommista. Imparai a riparare le ruote e a smontare e rimontare i pneumatici. Ancora, l’anno dopo andai a lavorare in una officina meccanica il cui titolare abitava nella mia strada. Pulivo e mettevo a posto “i ferri” e facevo da assistente al meccanico. Anche durante le vacanze, a Bagnara di Castel Volturno, lavoravo come aiuto bagnino. Sistemavo gli ombrelloni, le sdraio e raccoglievo bottiglie di vetro dalla spiaggia guadagnando con le mance e il vuoto a rendere. La stagione successiva lavorai come muratore. È stata l’esperienza lavorativa più faticosa della mia vita, ma devo ammetterlo, anche quella più redditizia. Chi mi comandava se ne fregava se stavo lì perché mio padre non mi voleva in giro a “fancazzare” o, come si diceva allora “ad ammaccare il basolato”. Mi facevano fare i lavori più faticosi che consistevano nel portare avanti ed indietro, o su e giù, pesantissimi attrezzi e materiale edile vario: carriole, secchi di cemento, mattoni ecc.
Gli anni successivi, ero nel pieno dell’adolescenza, non c’era nemmeno bisogno che mio padre mi forzasse, ero io stesso che mi proponevo per lavorare. Feci quasi sempre il bracciante agricolo nelle piantagioni di tabacco nostrano. Prima presso miei zii e poi anche da altri coltivatori che necessitavano di manodopera stagionale. Sostanzialmente mi occupavo della raccolta, la fase prevalente e più faticosa perché si svolgeva sotto un sole cocente, ma non disdegnavo di contribuire a tutte le fasi lavorative: dalla piantumazione alla preparazione delle “nzerte” (file di foglie infilzate attraverso lo spago o filo di nylon) per l’essiccazione delle foglie. Con i soldi che mi guadagnavo mi toglievo lo sfizio di acquistare un jeans, un giubbotto oppure li utilizzavo per fare una vacanza con gli amici.
Quando iniziai a studiare all’università, al lavoro estivo aggiunsi anche dei lavoretti durante l’anno. Ho dato ripetizioni private, ho fatto per anni l’arbitro regionale di pallacanestro girando per l’intera Campania, ho collaborato alla organizzazione di feste danzanti e fatto il P.R. per una discoteca balneare. Insieme a 5 amici mettemmo in piedi un servizio di recapiti express a Marcianise. La mattina presto consegnavamo giornali, latte, panini e cornetti caldi presso le abitazioni dei nostri clienti. Il nostro servizio cominciò ad avere successo e la nostra attività aumentò: riuscimmo ad ottenere il servizio di consegna delle bollette del metano in città. Pony Express andò avanti per quasi due anni.
Poi è arrivata la mia grande passione: il giornalismo. Sono stato il primo corrispondente da Marcianise per il Corriere di Caserta (attuale Cronache di Caserta), collaborando in seguito con altre testate casertane. Nel frattempo mi sono laureato in Economia e Commercio e ho iniziato a fare il consulente del lavoro subito dopo il militare che svolsi in Aeronautica. Con i fondi della legge sulla imprenditoria giovanile ho aperto il mio studio di consulenza e subito dopo, coniugando le mie due passioni per il giornalismo e l’informatica, fondai il primo giornale online di Terra di Lavoro: CasertaNews.it. Poi vennero Caffè Procope e Campania Slow. Intanto, con la riforma della legge Ronchey, che permetteva ai privati di entrare nella gestione di alcuni servizi nei Beni Culturali, fui assunto alla Reggia di Caserta dove ho lavorato per ben 16 anni. Mi sono occupato di coordinare il personale, organizzare i servizi, come biglietterie e controllo accessi, visite guidate, pianificazione di eventi culturali e mostre. Ho persino diretto nel 2000 le biglietterie del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Oggi, sempre per la stessa azienda, sono tornato a lavorare nel campo della comunicazione all’interno dell’ufficio stampa del Parco Archeologico di Pompei.
Sin da ragazzino ho imparato, grazie a mio padre, a comprendere l’importanza della fatica e del lavoro. Ho cercato di diversificare le mie competenze per avere più possibilità. Rispetto a molti miei coetanei ho giocato meno partite di pallone e perso meno tempo fuori ai bar, in compenso i miei sacrifici oggi sono stati ampiamente ripagati. Nonostante tutto mi ritengo una persona molto fortunata e, soprattutto, anche io posso dire di avere un metodo educativo da insegnare ai miei figli.

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