Anastasio e i giovani non sono più attratti dalla sinistra perché si è spogliata del suo abito rivoluzionario

anastasio

La polemica su Anastasio, vincitore di XFactor 2018, e i like a Casapound mi interessa solo in parte. Ritengo il giovane campano un talento assoluto che con i suoi 21 anni è solo all’inizio della carriera e sono certo che  continuerà a deliziarci a lungo con la sua straordinaria creatività. Confesso che anche io, all’inizio, sono rimasto un po’ deluso dal fatto che un giovane artista, dotato di una grande cultura e sensibilità, potesse sentirsi attratto da personaggi come Salvini, Trump e i neofascisti di Casapound. Mi è sembrato inconciliabile la reinterpretazione di autori come De Gregori e Ivano Fossati, o brani come quelli dei Pink Floyd, con la narrazione dell’attuale destra fondamentalmente discriminatoria. Perché è complicato, diciamoci la verità innamorarsi di “Another Brick In The Wall”, che è stata utilizzata come canzone simbolo di denuncia contro i totalitarismi, e poi mettere i like a chi oggi strizza l’occhio o inneggia ai peggiori dittatori della storia recente come fanno rispettivamente Salvini e quelli di Casapoud. Oppure immaginare un mondo senza “muri”, senza divisioni, e non tener conto del fatto che Trump i muri li costruisce per separare fisicamente i ricchi nordamericani dai poveri migranti sudamericani. Tuttavia prendo per oro colato e mi fido di quello che ha lui stesso affermato: “Io sono Marco Anastasio, ho 21 anni, ho delle idee, fuori dallo schermo esisto davvero, penso, mi confronto, cambio opinione, ricerco, studio”.

Questa vicenda, però, mi ha permesso di analizzare meglio un aspetto. I giovani di oggi, a mio avviso, sono attratti dal linguaggio e dalle forme espressive della nuova destra perché questa è stata abile nel narrare la sinistra come elitaria e lontana delle istanze sociali. Ma ciò è stato possibile perché, in verità, una parte della sinistra ha veramente pensato che dalla globalizzazione ne derivassero solo cose buone o che poteva smettere di criticare il capitalismo senza perdere una parte fondante della propria identità. La sinistra al potere ha pensato di sfondare nelle classi storicamente meno affini presentantosi come una forza tranquillizzante e riservandosi un ruolo quasi terzo nella eterna lotta tra egoisti e solidali. Lo smussamento delle peculiarità tipiche della sinistra come partigianeria e contrapposizione ai poteri dominanti, di rivendicazione dei diritti e di forza popolare vicina alle esigenze delle classi disagiate e deboli ne ha, inevitabilmente, sbiadito la vocazione di forza “rivoluzionaria”. Da questo punto di vista la sinistra moderna appare come “mutilata”, in quanto priva di quel fascino che solitamente è “miele” per i giovani. Quindi se Anastasio, così come quelli della sua generazione, sentono non dico una attrazione, ma anche un minimo interesse nei confronti dei sovranisti, nazionalisti e populisti, è perché i progressisti appaiono sempre più come una élite intellettuale piuttosto che come una comunità capace di entrare in simbiosi con quella parte della popolazione a cui vorrebbe o dovrebbe rivolgere la propria attenzione.

Per diventare nuovamente attrattiva verso i ragazzi di oggi, la sinistra non deve reinventarsi, ma ri-vestire la propria pelle: tornare a interloquire con le avanguardie sociali e culturali, contrastare gli egoismi e la barbarie, sfidare a viso aperto le diseguaglianze del nuovo ordine globalizzato, rivendicare diritti per i disagiati e le minoranze, difendere i benefici acquisiti per i soggetti deboli. Ovviamente tutto ciò lo si fa attraverso un registro comunicativo nuovo che tenga conto del fatto che, sebbene debbano essere preferenziali i momenti di partecipazione reale e di tipo assembleare, il consenso odierno lo si ottiene anche e soprattutto attraverso l’utilizzo intelligente dei social media.

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