Brexit, fake news e populismi: la riproposizione in chiave moderna di sfruttatori e sfruttati

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La multa e il deferimento alla polizia per ulteriori indagini, da parte della Commissione Elettorale Britannica, per “Vote Leave“, la principale piattaforma pro Brexit al referendum del 2016 che sostenne l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ripropone il grande inganno perpetrato ai danni del popolo britannico soli due anni fa.

Tutta la vicenda, che sta costando carissimo agli inglesi, si basava su una campagna di propaganda populista che aveva individuato in due argomenti, entrambi basati su “notizie false”, utilizzati dai fautori dell’uscita del Regno Unito dall’Ue. Questi ultimi (un’ala del partito conservatore e il leader dell’Ukip Nigel Farage) avevano addirittura fatto scrivere sulla fiancata di un pullman che il Regno Unito avrebbe avuto a disposizione 350 milioni di sterline a settimana da spendere per la sanità pubblica se fosse uscita dall’Unione Europea. L’altro argomento utilizzato, soffiando sui pregiudizi e alimentandoli oltremisura, è stato quello di una imminente ondata di immigrati che avrebbe provocato insicurezza e disoccupazione per i cittadini oltremanica.

Dopo oltre due anni, non solo queste paure si sono rivelate completamente infondate, ma i britannici stanno contando i danni dovuti all’aumento dell’inflazione, precarietà del lavoro e un’economia stagnante che non promette niente di buono per il futuro. Secondo un recente sondaggio, la maggioranza di persone in Gran Bretagna adesso è convinta che la decisione di lasciare l’Unione Europea sia stata “sbagliata”.

Le forze populiste occidentali utilizzano notizie false, bufale, “fake news”, soprattutto attraverso i social network, per alimentare i pregiudizi dei popoli ed indurre a scelte elettorali che premino il cambio delle élite al potere. Non c’è nessuna guerra in atto tra “èlite e popolo”, ma tra diverse élite. In mezzo a questa guerra chi ci guadagna sono quelli che si sono arricchiti e continuano ad accumulare ricchezze. Chi ci perde sono sempre gli stessi, gli esclusi. Allora sarebbe più opportuno parlare della riproposizione storica degli sfruttatori e degli sfruttati, dove i primi sono impegnati affinché tutto cambi per non cambiare nulla. In questa chiave di lettura, la sinistra, come stanno dimostrando alcuni leader progressisti in Inghilterra, Spagna e Stati Uniti, c’entra eccome, altro che concezione superata. Una sinistra capace di utilizzare nuovi approcci e registri comunicativi, in grado di far emergere le numerose ed evidenti contraddizioni che nascondono le sofisticate narrazioni utilizzate dalla nuova destra. Una destra populista, ancora più spregiudicata del passato, che non ha mai rinunciato ai temi della discriminazione, dell’egoismo e del nazionalismo, concetti che la storia ha già conosciuto, condannato e battuto.

I graffiti sono attribuiti allo street artist Banksy

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