Gli “echi della quotidianità” dell’artista Peppino Restivo

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Uno sguardo all’attualità, un altro al sociale e una vita dedicata ai colori. Questo è Peppino Restivo se vogliamo sintetizzare in mezza riga l’artista. Ma per assorbire appieno le opere di Restivo la sintesi non basta e allora dobbiamo per forza avventurarci nella storia dell’uomo, anche se coincide in buona parte con quella del pittore. Peppino gioca con i colori sin da piccolissimo e scopre il suo talento in età adolescenziale. Il papà, Vincenzo, faceva il decoratore lavorando principalmente a Napoli, ma girava un po’ tutta la Campania. Lasciò la Sicilia e Messina per Marcianise che era piccolissimo, a causa della perdita del papà Giuseppe. Qui nasce il nostro nel 1945 e qui oggi vive e si gode la meritata pensione.
Da adolescente frequenta l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, sotto la guida dei maestri Girosi, Verdecchia e Brancaccio. All’età di vent’anni espone per la prima volta in una personale allestita nei locali della Chiesa della SS. Annunziata di Marcianise a cui segue l’incarico di affrescare la parrocchia della sua infanzia, quella di San Simeone Profeta, dove rinnova, in collaborazione con il padre, la cupola centrale con i due Angeli e i quattro Evangelisti. Nel ’68, in piena rivoluzione politica, sessuale, musicale e artistica, Peppino Restivo lascia Marcianise per la provincia di Varese dove insegna Educazione Artistica. Gli anni ’70 si riveleranno per il pittore prolifici di una prima sperimentazione tecnica e tematica: la tensione personale e quella del suo tempo hanno impegnato la sua produzione fino dai primi anni ’80. La maturità artistica arriva negli anni ’90 quando le sue passate e presenti esperienze si fondono in una rinnovata spontaneità, evolvendosi in maniera graduale e costante negli anni 2000 fino ad arrivare a giorni nostri. La progressione artistica di Restivo è tipica di una attenzione intellettuale che prende gli spunti dagli eccessi di una realtà in continuo movimento rintracciabili sia nella locale quotidianità che nei rimbalzi mediatici. I colori accesi, in contrasto tra loro, e gli innesti “pop” come ritagli di giornali, fotografie e cartoni, rompono le forme pittoriche da una apparente o temporanea immobilità. Le opere di Peppino sono composizioni in cui si assorbe la sua personale narrazione: i sentimenti si fondono ai colori in un moderno espressionismo in cui è viva una sua chiara tensione ideale.

“Ho una tavolozza molto decisa” – spiega, ed in effetti i colori dei suoi quadri sono netti ed eloquenti di una personalità che si mostra certamente docile, educata e saggia, ma che cela una natura passionale e determinata, tipica delle genti del meridione. “La fase più complicata – continua Peppino – non è la realizzazione di un quadro. Quella mi viene facile, è rapida, spontanea. Il lavoro più duro, al contrario, riguarda la concezione dell’opera stessa. Un momento lungo e tortuoso, fortemente contemplativo, che riverbera e si affina nella mente molto lentamente e che mi porta di buon mattino a concretizzare le mie migliori intuizioni. Mi ispira di certo la dialettica sociale, gli echi della quotidianità, in particolare la sofferenza umana”.

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