Tutto nasce dalla “Terra”: l’arte di Peppe Ferraro

peppe_ferraroSi ritorna sempre alla “terra”, a quella viva che si tocca, si annusa, si osserva. L’elemento basico, madre di tutto e di tutti, abitanti di questo nostro pianeta. La terra intesa come luogo di origine e quindi ispirazione primordiale dell’uomo, e perciò dell’artista. Di certo musa ispiratrice di Peppe Ferraro classe 1946, marcianisano doc, pittore e scultore. Ferraro è un artista nel senso pieno del termine che arriva alla sua opera non per istinto e nemmeno per puro genio, ma attraverso uno studio, una riflessione, una conversazione, per via di uno stimolo continuo dell’intelletto. A spingerlo nella creazione, quella sua innata curiosità che sin da piccolissimo lo vedeva al fresco di un albero intento nella costruzione di una casetta, utilizzando i fili di canapa. La stessa canapa che i genitori, contadini, coltivavano e lavoravano e che molto tempo dopo spinsero Peppe a salvare un simbolo della memoria di quel lavoro che era stato la fonte di sostentamento di generazioni di famiglie a Marcianise: un frammento di un muro di tufo, dove lo “struscio” della canapa aveva per decenni scolpito la forma del proprio passaggio quando i braccianti, con la schiena spezzata, tornavano esausti dai campi.
Tutto riporta alla terra, dicevamo, come il pane, il vino e l’olio, i tre nuovi elementi che stanno ora ispirando l’ultima opera del maestro Ferraro. Elementi partoriti direttamente o indirettamente dalla terra, ma anche momenti simbolici di spiritualità. Un filo sottile li lega all’artista che, religiosamente, li adopera, mescolandoli nel loro simbolismo, ma distinguendoli nell’opera finale anche attraverso un effetto cromatico variegato.
L’arte di Peppe Ferraro non può prescindere dai luoghi della sua infanzia e adolescenza. Così “Le Periferie” prendono forma nella cosiddetta architettura agreste dove è alla perenne ricerca di “pozzanghere di dolere e grida di speranza”. Oppure “Le Stanze”, luoghi di sezione della casa, intesa come focolare domestico, come l’intimo posto dove si ritorna sempre e si rifugiano pensieri e passioni, ma anche come raffigurazione delle sezioni dell’animo in cui, liturgicamente, si sviluppano le fasi dell’esistenza umana e portano l’uomo alla maturazione, alla maturità.
E’ difficile distinguere l’artista dall’uomo sociale, dalla politica. La fine degli anni ’60 registra un fervore di creatività e di passioni collettive cui è impossibile sottrarsi. L’arte è vista come forma alta di rappresentazione della socialità e gli artisti sono a disposizione del popolo in una naturale posizione di interpreti, di semplificatori. Peppe Ferraro partecipa ad interventi artistici, happening, performance, rassegne e dibattiti in tutta Italia. Da solo, o in tutt’uno con il Collettivo Linea Continua, si muove lungo tutto lo Stivale incontrando le avanguardie artistiche contemporanee. Molti, come Achille Bonito Oliva e Mimmo Palladino, diventeranno artisti di fama internazionale mostrando uno spiccato senso anche all’utilizzo commerciale dell’arte. Peppe Ferraro no, preferisce continuare a sperimentare, puntando il proprio interesse alle realtà primigenie del territorio, senza mai fermarsi e percorrendo in lungo e in largo l’Europa.
L’emozione più forte? Non ha dubbi il maestro: l’XI edizione della Quadriennale dell’Arte a Roma, nel 1986. “Fui scelto per rappresentare gli artisti meridionali, si rivelò per me un’esperienza indimenticabile. L ’anno prima, a Bari, avevo venduto ad un collezionista tedesco tutto il mio stand di opere pittoriche. Feci una fesseria. Per la Quadriennale dovetti riprodurre tutta la mia opera andando a memoria. Riuscii comunque nell’intento”. L’esperienza che lo ha portato più lontano è quella di Los Angeles dove impiantò lo “staccato”, l’installazione agricola utilizzata dagli agricoltori marcianisani per la stagionatura del tabacco. Si parte dalla terra, si ritorna alla terra con i suoi ospiti: lumache e lucertole, con le loro bave e le loro code. La terra come metafora della vita, teatro delle gesta umane, del genio e della creatività, della passione e della socialità, ingrediente essenziale per il nutrimento dello spirito e dell’emozione, cibo succulento per ogni artista che si voglia dire tale.

 

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