La suggestione del Crocifisso di Marcianise

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Chi pensava che la Festa del Crocifisso fosse divenuta né più e né meno che una normale festa di piazza, come ce ne sono tante in giro per lo stivale, anche quest’anno è stato smentito. Sì, perchè la Festa del Crocifisso è l’unico evento religioso che riesce a mettere insieme tutta la comunità, non solo cristiana, della città. Anche il più scettico dei cittadini che ha avuto modo di assistere alla processione e alla messa celebrata domenica 12 settembre in Piazza Umberto I, non potrà non ammettere che si è trattato di un evento sicuramente religioso, ma anche e soprattutto di fervore popolare. Per chi non avesse provato commozione, non può non condividere il fatto che il rito di ingresso della statua scolpita da Giacomo Colombo nella piazza simbolo di Marcianise, sia stato un momento assolutamente suggestivo. Una circostanza in cui tradizione e fede si fondono creando un cocktail di emozioni che solo una ritualità collettiva così antica e densa di significato può evocare. 300 anni e più di storia plasmano una comunità ed il simbolo della cristianità, il Crocifisso di Marcianise, diventa inevitabilmente qualcosa che va oltre la sua sacralità. Diventa l’essenza stessa di un popolo che si affida al suo protettore per superare anche questo difficile momento che spesso appare infinito, come un tunnel senza uscita.
Nulla accade per caso e se qualcuno ha letto un messaggio di speranza in quello che molto probabilmente può essere interpretato come un momento catartico in cui si liberano le ansie di ogni individuo, allora la divinità avrà compiuto la sua opera, la propria missione. I movimenti cadenzati degli accollatori, le urla indecifrabili degli astanti, le gestualità apparentemente irrazionali di alcuni fedeli: in una parola le antichissime ritualità tramandate di padre in figlio fanno della processione un evento assolutamente unico che si ripete da centinaia di anni e che raccoglie in un solo abbraccio nuove e vecchie generazioni, l’anello di congiunzione tra l’ieri e l’oggi.
In passato i marcianisani si sono affidati al Crocifisso per superare siccità, terremoti, colera e guerre. Oggi i cittadini chiedono normalità in una terra che spesso confonde la propria identità con eventi assolutamente estranei alla sua storia o comunque non rappresentativi dell’anima di questa gente, ma che troppo spesso finiscono per diventarne la sintesi, l’etichetta. Camorra, disoccupazione, degrado ambientale, decadimento morale: oggi come ieri il popolo di Marcianise chiede al Crocifisso di ripetere i miracoli del passato calpestando e scacciando via questo demone che si aggira da anni indisturbato per la città. Solo attraverso un sentire comune, intenso ed irripetibile, si può tentare di spiegare questo grande fenomeno collettivo che si cala sugli abitanti della città in occasione di questa festa ultrasecolare.
E allora si spiegano le lacrime, gli occhi lucidi, l’emotività che colpisce anche gli scettici ed i cuori più duri. C’è una spiegazione di fede ed una che potremmo definire laica. Se la prima è più facile da comprendere e la si interpreta attraverso l’amore del divino che accarezza gli uomini sulla terra, la seconda è più complicata e la si capisce solo annusando un popolo quando questo riesce a sentirsi tale. Sono rari, rarissimi i momenti come quelli di domenica scorsa e la gente di questa città dovrebbe fotografarli con la mente e conservarli insieme ai ricordi belli della propria avventura terrestre. Domani, quando l’effetto della commozione sarà terminato, potremmo utilizzare questi attimi riposti in un angolo del nostro cuore, per comprendere il fatto che non siamo soli, ma parte integrante di una comunità che si chiama Popolo di Marcianise. Se questo dovesse accadere, e tutti ce lo auguriamo, allora gran parte o tutti i problemi prima elencati diverranno ben presto solo un brutto ricordo ed il miracolo del Crocifisso si sarà di nuovo compiuto.
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