Quale economia ci aspetta?

Zona industraiale di MarcianiseLa drammatica crisi della Finmek e quelle del comparto industriale, in particolar modo di quello metalmeccanico, ci inducono a fare una seria riflessione sul futuro sviluppo economico di Terra di Lavoro.
A tal proposito, voglio in questo blog riproporre un articolo a mia firma pubblicato qualche anno fa sul periodico: “Caffè Procope” riguardante proprio la crisi industriale in provincia di Caserta, nella fattispecie a Marcianise. Il titolo del pezzo era: “Quale economia ci aspetta?”.
“Le recenti crisi del comparto industriale che stanno riguardando tutta la penisola italiana, ma che si fanno sentire maggiormente e con tutta la drammaticità immaginabile nel meridione, inducono ad affrontare il problema dell’economia consapevoli di essere arrivati ad un punto cruciale per ciò che riguarda le scelte e gli indirizzi politici che bisogna dare allo sviluppo della nostra città.
Innanzitutto bisogna dire che solo una parte della crisi è dovuta alla congiuntura internazionale che sappiamo essere di recessione. Il fatto che qui a Marcianise, i comparti maggiormente colpiti siano quelli relativi ai settori delle telecomunicazioni e dell’alta tecnologia (vedi Siemens, Marconi, Ixfin), ci porta inevitabilmente a considerare che le strategie del management di queste aziende puntano al ridimensionamento delle strutture dal punto di vista produttivo, e quindi dell’organico, al fine di cedere l’attività o addirittura chiudere. Le aziende possono così puntare sui mercati emergenti dell’Est Europa o del Sud America dove è possibile risparmiare in maniera considerevole sulla manodopera.
Accade così che realtà industriali come la Siemens, che hanno fatto la storia dell’economia e del lavoro della città, rischiano di scomparire per sempre. Se questo ragionamento è valido, significa che la crisi industriale è irreversibile almeno per quanto riguarda i settori prima citati. Ma siccome quelli a cui abbiamo fatto riferimento sono settori trainanti, che negli anni hanno prodotto un consistente indotto, è ragionevole pensare che la crisi si trasmetterà all’intero settore in un tempo che potremmo definire breve-medio. E questo è grave se si pensa che questa città a partire dalla fine degli anni ’60 ha puntato tutto o quasi tutto sull’industria. E’ accaduto, infatti, che terreni ad alta fertilità agricola siano stati svenduti alle imprese e che questi li abbiano compromessi, a volte irrimediabilmente. Ma questo è un altro argomento che affronteremo presto.
Quale futuro allora per la nostra economia? Dopo l’economia agricola (della canapa e del tabacco) e quella industriale, quale economia ci aspetta? Questo è l’interrogativo su cui l’intera classe politica, ma anche le forze sociali ed imprenditoriali, devono concentrare la loro attenzione. I recenti insediamenti produttivi, leggi Oromare, Polo della Qualità e Outlet Factory Center, ci fanno capire che il settore strategico di riferimento non è più, in esclusiva, quello industriale, ma bensì quello legato al commercio e l’artigianato di qualità. A questi bisogna aggiungere anche quello della logistica e della intermodalità legati all’infrastruttura dell’Interporto.
I motivi per cui il nostro territorio è interessato da questi insediamenti sono almeno tre: innanzitutto la facilità dei collegamenti per via della presenza dello svincolo autostradale e dello scalo merci; la presenza ancora abbondante di terreni pianeggianti e con basso rischio di calamità idrogeologiche; la saturazione, in termini di capacità di insediamento produttivo, dell’area napoletana e vesuviana. E’ ragionevole pensare, ancora, che l’insediamento di queste attività comporterà un problema di ricettività dovuto allo spostamento di persone. E quindi ci sarà la necessità di predisporre alberghi, ristoranti e centri commerciali, oltre che strutture legate al tempo libero. Altro settore interessante, che pure potrebbe interessare il nostro territorio è quello fieristico-espositivo. Non esiste, infatti, in Campania, una struttura che può essere paragonata allo spazio fiere di Milano, Bologna, Torino, Bari ecc. Da qui la necessità di predisporre una struttura di grosse dimensioni e, sempre per le ragioni su menzionate, Marcianise sarebbe la candidata ideale.
In tutto questo argomentare ci sono però dei rischi che abbisognano di un approfondimento tale da evitare che una grossa occasione in termini di sviluppo economico non acuisca i problemi che la città già vive. C’è il rischio di quello che potremmo definire un “colonialismo economico” che ha già riguardato Marcianise, e cioè, il rischio per cui gli investitori, oltre ai capitali, importino nel nostro territorio anche il lavoro. Il risultato sarebbe drammatico, la città ne produrrebbe un rigetto. L’altro rischio è tutto ambientale e riguarda, da un lato, un aumento considerevole del movimento di mezzi di trasporto sul nostro territorio e, dall’altro, il pericolo che si crei un unico apparato metropolitano che parte da Napoli e termina a Caserta cancellando definitivamente gli interspazi verdi tra le aree urbane e compromettendo in maniera definitiva il paesaggio tipico dell’Ager Campanus”.

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1 Risposta

  1. 13 dicembre 2005

    […] da me scritto qualche anno fa sul periodico “Caffè Procope” dal titolo: “Quale economia ci aspetta?” che è stato anche riportato su questo Blog. Eccone un […]

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